Aldo Sabatini Vocal Coach, logo
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Belting e Twang vengono spesso messi a confronto come se fossero due alternative tra cui scegliere. È un errore concettuale di base: appartengono a due categorie completamente diverse.

La metafora giusta: ricetta contro ingrediente

Mettere a confronto Belting e Twang è come chiedere se preferisci un piatto di pasta al sugo oppure il parmigiano grattugiato. Il Belting è una ricetta completa. Il Twang è un singolo ingrediente, che può essere aggiunto o meno a seconda del piatto.

Cos’è il Belting, la “ricetta”

Il Belting non è un singolo effetto: è una combinazione precisa di più fattori fisici e acustici insieme:

  • Pressione dell’aria: una specifica gestione della pressione sottoglottica.
  • Meccanismo vibratorio: le corde vocali lavorano in una modalità specifica (voce piena, meccanismo M1).
  • Assetto del tratto vocale e mimica: posizione della laringe, della lingua, del palato molle, e configurazione facciale.

Cos’è il Twang, l'”ingrediente”

Che lo si intenda come restringimento dello sfintere ariepiglottico o in relazione all’apertura/abbassamento del velo palatino, il Twang resta una modifica, una singola qualità timbrica. Proprio perché è un ingrediente, è molto versatile: si può fare Twang in Belting, in voce di petto, in voce mista, in falsetto o in voce di testa.

I paragoni corretti da fare

Il Twang va confrontato con altri singoli “ingredienti” o regolazioni, come il Cry, la compressione, la posizione della laringe. Il Belting va confrontato con altre “ricette” o configurazioni complessive, come il Mix, il Dumping, il sob.

Un avvertimento stilistico

Usare o inserire sempre il Twang per fare gli acuti è un limite stilistico ed estetico: rischia di rendere il suono sgradevole e di bloccare la crescita del cantante. Un ingrediente usato sempre, ovunque, smette di essere una scelta espressiva e diventa un tic.

Guarda il video per la spiegazione completa:

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